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lunedì 16 marzo 2009

Note su l’idealismo

Visione del mondo per cui la realtà è spirituale
e veri sono solo l’Idea, la Sostanza Spirituale e il Pensiero.



In opposizione al materialismo, al realismo e a concezioni analoghe, l’Idealismo considera la materia come qualcosa di ontologicamente secondario nei confronti dell’Idea, come qualcosa di derivato e privo di realtà autonoma, che solo dall’Idea riceve la sua apparente e impoverita parte di realtà.
L’Idealismo non è univoco, ma estremamente complesso perché, nella storia del pensiero, esso si configura in diversi modi:

Idealismo gnoseologico: fa del soggetto pensante, inteso come entità spirituale, il fulcro e punto di partenza del pensiero filosofico (come in Cartesio) senza per questo operare una risoluzione dell’intera realtà esterna al pensiero.

Idealismo metafisico: al contrario del precedente opera radicalmente tale risoluzione, sino a sostenere che l’atto stesso del pensiero è l’atto della creazione del mondo esterno, e risolvendo quindi la realtà di quest’ultimo nell’attività di pensare, o identificando assolutamente l’essere ed il pensiero come nell’Idealismo classico tedesco.

Storicamente la prima forma compiuta d’ Idealismo si fa risalire a Platone, che vedeva nell’idea immateriale una realtà sostanziale autonoma e assoluta, nei cui confronti il mondo sensibile non è altro che privazione, insufficienza e limitazione.
La forma più tipica dell’Idealismo pre-kantiano può essere scorta nella filosofia di Berkeley, che riduce l’essere della realtà sensibile al suo esser percepita e pensata da parte del soggetto umano e divino e che conferisce quindi una vera realtà autonoma solo ai soggetti pensanti.
Da Kant, che tuttavia non è un idealista, per via della distinzione fermamente mantenuta fra cosa in sé e soggetto conoscente, prende vita l’Idealismo moderno:
eliminata la kantiana cosa in sé, Fichte pone nel soggetto pensante assoluto il centro di ogni attività non solo pensante ma anche creatrice.

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