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lunedì 16 marzo 2009

Il razionalismo

Per razionalismo si intende quella dottrina che fa della ragione il principio di ogni sapere e la regola dell’azione, intendendo per ragione la facoltà di distinguere il vero dal falso, di connettere tra loro le verità, di ordinare la realtà riconducendone a unità sistematica le varie manifestazioni mediante principi di giudizio comuni.
Il razionalismo può assumere diverse connotazioni a seconda che lo si riferisca al campo etico, religioso ed estetico (oltre che a quello gnoseologico). Nel razionalismo etico la ragione è vista come il mezzo per controllare le nostre azioni.
In quello religioso la ragione è utilizzata per giustificare le verità della fede attraverso la riflessione (talvolta arriva addirittura ad affermare il fondamento esclusivamente razionale di tali verità, negando la necessità della rivelazione).
Infine il razionalismo estetico vede l’opera d’arte come risultato di rapporti, di equilibri, di frequenze razionalmente individuabili o addirittura numericamente calcolabili.
A seconda del rapporto che la ragione ha col mondo (intendendo per mondo la totalità delle cose esistenti e il loro ordine) vanno distinte forme diverse di razionalismo.
Nel caso si abbia un’identità ragione/mondo si ha un tipo di razionalismo per il quale la ragione è l’essenza del mondo al quale il soggetto si subordina e del quale è necessario, nel processo conoscitivo, riprodurre la “trama”.
Se invece si ha una gerarchia ragione/mondo allora ci si trova di fronte ad un tipo di razionalismo che riconosce nella sola ragione soggettiva il fondamento della conoscenza (pur postulando l’identità di ragione soggettiva e forma del mondo).
Si ha infine, nel caso venga sostenuta un’estraneità ragione/mondo, un razionalismo che, pur attribuendo alle forme della ragione valore ed esistenza oggettivi, le ritiene estranee all’essenza del mondo (che è irraggiungibile) e ne limita la validità alla strutturazione dei dati dell’esperienza.
Il razionalismo classico
Il razionalismo classico sostiene la teoria della gerarchia ragione/mondo, pertanto, all’interno del processo conoscitivo, nega l’utilità dell’esperienza sensibile considerando la conoscenza come il risultato di principi a priori fondati sull’evidenza e regolati secondo un metodo matematico. Inoltre ritiene possibile ricostruire l’ordine del mondo tramite principi geometrici (sostiene un ordine geometrico del mondo).
Il razionalismo si oppone all’irrazionalismo che nega qualsivoglia forma razionale al mondo, al pensare e all’agire; si oppone anche all’empirismo, il quale, pur attribuendo importanza alla ragione all’interno del processo conoscitivo, ritiene che la conoscenza derivi dall’esperienza, dalla quale derivano anche le forme della ragione. A questo proposito è molto significativa la metafora di Bacon (1561 – 1626) che paragona gli empiristi alle formiche, che si limitano ad accumulare e utilizzare, e i razionalisti ai ragni che tessono le tele da sé.
Una delle maggiori personalità del razionalismo classico è Cartesio (1596 – 1650), il quale nel suo Discorso sul metodo (1637) espone le principali caratteristiche del razionalismo, rintracciando nel cogito e nella sua autoevidenza il fondamento e il criterio della verità.
Il proposito di Cartesio è quello di creare una fisica ed un’etica coerenti a partire dalle forme autoevidenti della ragione.
Questo pensiero ha trovato continuatori in Hobbes (1588 – 1679), che riconduce la morale e la politica al metodo geometrico euclideo; in Spinoza (1632 – 1677), che trova l’evidenza primitiva della ragione non nel cogito ma nella sostanza divina; in Leibniz (1646 – 1716), che inoltre introdusse, primo tra i razionalisti, l’idea di ordine non necessario del mondo. Anche Kant (1724 – 1804) definisce la propria dottrina con il termine razionalismo, ma critica la pretesa dei razionalisti precedenti (da Platone a Cartesio fino a Leibniz) di trascendere il limiti dell’esperienza e spiegare l’essenza del mondo (li paragona alla colomba che, incontrando la resistenza dell’aria, immagina che volerebbe più velocemente se non ci fosse l’aria, senza accorgersi che è proprio essa che le permette di volare).
Hegel (1770 – 1831) qualifica il razionalismo come “metafisica dell’intelletto” e lo ritiene l’opposto della filosofia poiché ha tolto importanza alla realtà rendendola insignificante. Perciò la filosofia hegeliana, pur mostrando un’integrale identificazione della ragione con la realtà, si pone al di fuori del razionalismo classico, del quale non accetta il dominio della ragione matematica, che considera inadeguata per descrivere il processo storico reale.
Il razionalismo oggi
Il rapporto tra ragione e mondo che sta alla base del razionalismo classico venne sconvolto dal razionalismo critico dell’illuminismo e del positivismo che, facendo cadere la convinzione di una necessaria corrispondenza tra ragione soggettiva e ordine del mondo creò i presupposti che portarono, dapprima la crisi dei fondamenti della fisica e della matematica (spazio, tempo e numero) e con essa la crisi del modello della ragione classica, e poi la crisi del soggetto che ormai (soprattutto a partire dalla fenomenologia e dalla psicanalisi) non poteva più essere descritto nella forma dell'Io kantiano, ma solo come realtà complessa ed enigmatica.


Ricerca di Antonio Pinna, Cinzia Lecca e Giacomo Sanna (5a O)

Liceo Scientifico “A. Pacinotti”; anno scolastico 1999-2000
Prof. E. Martinez

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