Per "empirismo" si intende, in generale, il criterio o la regola di attenersi agli insegnamenti dell'esperienza, di fondare sui fatti ogni valutazione e convinzione e di mutare, correggere o abbandonare credenze e atteggiamenti ogni qualvolta i fatti lo esigano e l'esperienza lo insegni.
in questo l'empirismo si oppone a ogni forma di dogmatismo cioè alla pretesa che la verità di certe dottrine o credenze sia garantita dalla ragione o dall'autorità in modo tale da non poter essere né smentita né confermata ulteriormente e da dover essere quindi accettata senza riserve da tutti.
“Seguire un sano empirismo" significa attenersi alle circostanze, non irrigidirsi su posizioni di principio, teoriche o pratiche , ma sottoporre tali posizioni alla prova o al controllo dei fatti , correggendole di conseguenza.
La credenza comune che oltre la "teoria" è necessaria la "pratica" e che, per riuscire in un'arte o in una professione qualsiasi è indispensabile l'esercizio ripetuto e consecutivo dell'attività corrispondente, prospetta anch'essa un'esigenza empiristica perché fa dell'esperienza acquisita in tale esercizio la guida per il perfezionamento dell'attività stessa.
L'EMPIRISMO NELLA STORIA.
L'indirizzo empiristico si è affermato nella scienza moderna, quale si è venuta costituendo per opera di Leonardo. Galileo e Newton, perché essa ha assunto come suo punto di partenza i fatti attestati dall'esperienza o i risultati dell’esperimento, che è un'esperienza opportunamente progettata per ottenere la conferma o la smentita di certi fatti.
Ma già il pensiero greco classico conosceva il procedimento empirico per eccellenza, l'induzione i cioè il ragionamento che parte dall'esame dei casi particolari , presentati dall'esperienza , per giungere ad affermazioni generali , cioè concernenti un intero ordine di fenomeni. Lo riteneva tuttavia meno valido e di uso più limitato del procedimento opposto, la deduzione che parte da premesse ritenute indiscutibili per la loro intrinseca verità e non dipendenti dall'esperienza. Spunti e motivi empiristici non mancavano neppure nel pensiero medievale, dominato dal razionalismo aristotelico, e accentuano la loro importanza nel XIV sec. a opera di pensatori come Guglielmo di Occam e Giovanni Buridano.
L'EMPIRISMO MODERNO.
L'empirismo moderno nasce sotto la spinta dello spirito scientifico e celebra i suoi successi nel Seicento e nel Settecento , a opera di Locke e Hume che ne hanno stabilito i capisaldi fondamentali. Tra tali capisaldi, il primo è una teoria sui poteri e sui limiti della ragione umana. La ragione non è una facoltà infallibile, che non ha bisogno di nulla per funzionare correttamente e che trova o crea in se stessa le verità primarie da cui tutte le altre possono essere dedotte . La polemica contro la presenza nella mente umana di idee innate, che costituirebbero i principi di tutta la conoscenza ( polemica che occupa il primo libro del "Saggio sull'intelletto” umano di Locke, tende appunto a togliere alla ragione l'autosufficienza e l'infallibilità e a farne una facoltà che ha poteri ben delimitati. Per funzionare, la ragione ha bisogno di un materiale che riceve dall'esterno e che essa può e deve soltanto ordinare secondo procedimenti e tecniche che neppure essi sono arbitrari. La ragione quindi riceve, ma non crea il materiale di cui si serve; scopre, ma neppure crea l'ordine da dare a questo materiale, ordine che è suggerito dalla realtà stessa attraverso l'esperienza. Il materiale di cui essa dispone è difatti costituito dalle idee, cioè da rappresentazioni o immagini mentali, che sono indotte nella mente dell'uomo dalla realtà naturale in cui l'uomo vive ed è immerso. L'empirismo non si oppone al razionalismo perché neghi il valore e l'utilità della ragione in nome dell'esperienza; ma solo perché scorge la condizione del funzionamento corretto della ragione nel materiale che l'esperienza le fornisce. Dall'altro lato, però, esso ritiene che la ragione è l'unica guida dell'uomo e che deve essere spregiudicatamente adoperata in tutti i campi, pur nei limiti della possibilità che le sono proprie. Tali possibilità non si estendono certo, al di là dell'esperienza, a un mondo ultraterreno o soprasensibile (posto che ci sia ); giacché per esso la ragione non dispone di nessun materiale e di nessuna guida per ordinarlo. Inoltre la ragione di cui parla l'empirismo, assumendo come sua guida l'esperienza di cui tutti gli uomini dispongono, senza privilegi ed eccezioni, non subisce limitazioni e inceppi, né può trovare aiuti da parte di un'autorità qualsiasi, che pretenda di incarnarla o di rappresentarla pertanto l'empirismo nega il principio stesso di autorità in qualsiasi campo si faccia valere. Si spiega quindi perché l'empirismo sia servito di fondamento alla critica delle istituzioni economiche, sociali e politiche del suo tempo e sia stato a questo
scopo utilizzato ampiamente dall'illuminismo del XVIII sec. e dalle correnti di pensiero che a questo si sono ispirate.
La nascita del liberalismo politico ed economico, della tecnologia, della borghesia industriosa interessata alla libera difesa dei suoi interessi e dei suoi bisogni, sono storicamente connesse con la teoria empiristica della ragione come strumento, accessibile a tutti, per conoscere la realtà dell'esperienza umana, per orientarsi in essa e volgerla a beneficio dell'uomo.
L'altro caposaldo dell'empirismo è la teoria dell'esperienza. Per esperienza l'empirismo intende in generale il rapporto che l'uomo ha con la realtà naturale in cui vive. Questo rapporto si attua attraverso i sensi, che perciò sono ritenuti dall'empirismo le fonti da cui deriva il materiale della conoscenza e in generale tutta la vita spirituale dell'uomo. Sensibilità ed esperienza coincidono perciò in larga misura, e molto spesso l'empirismo è stato qualificato come sensismo. Ma la sensibilità non è solo quella esterna, costituita da cinque sensi, ma anche quella interna per la quale l'uomo è cosciente delle proprie operazioni spirituali ( sentire, ragionare, volere, agire, ecc. ) e riceve anche da esse idee che entrano a costituire il suo patrimonio conoscitivo. Questo patrimonio tuttavia, essendo costituito da idee che sono percezioni o atti mentali, cade dentro la spiritualità umana: fa da tramite al rapporto dell'uomo con la realtà, ma non si identifica con la realtà stessa . Questa diventa allora problematica, nel senso che la sua stessa esistenza non è di per sé evidente né certa , ma può solo essere stabilita da prove opportune. E su questo punto i pensatori empiristici prendono strade diverse.
Locke riteneva che l'esistenza delle cose è provata dalla sensazione attuale, quella dell'io dell'intuizione che l'uomo ha delle proprie operazioni mentali e quella di Dio della dimostrazione.
Berkeley negava addirittura l'esistenza delle cose, le cui idee riteneva prodotte direttamente nello spirito umano dall'azione di Dio.
Hume assumeva un atteggiamento scettico anche nei confronti dell'esistenza dell'io , oltreché delle cose, perché riteneva che tutto ciò che conosciamo dell'uno e delle altre non è che un complesso di idee. Ma tutti gli empiristi sono d'accordo nel ritenere che le idee non si presentano alla mente come un magma caotico, ma hanno tra loro connessioni stabili che ricorrono costantemente nel corso dell'esperienza e di cui la ragione deve tener conto nelle sue formulazioni teoriche.
Locke diceva che le qualità che si trovano riunite in un corpo determinato, ad es. il color giallo, la durezza, la fusibilità dell'oro, non possono essere dedotte dalla ragione a partire da una ipotetica sostanza o natura occulta dell'oro ( come pretendeva la scienza aristotelica) ma possono soltanto essere riconosciute dall'esperienza come costantemente coesistenti in un certo numero di corpi, ai quali perciò si da il nome comune di oro
Con questa critica delle nozioni di sostanza e di causa veniva negata la possibilità di una conoscenza necessariamente vera, cioè assoluta e indubitabile; e si riconosceva soltanto la possibilità di una conoscenza umanamente certa perché fondata sui fatti dell'esperienza, o semplicemente probabile, quando tali fatti non sono sufficienti a stabilirla ma consentono di ipotizzarla.
Una specie di necessità ( ma puramente logica, cioè simbolica o linguistica, non reale) è riconosciuta dagli empiristi solo alle nuove proposizioni che non si riferiscono a situazioni o fatti reali ma ai rapporti di identità o somiglianza tra idee.
Ricerca di Morena Palmas (V D)
Elaborazione al computer di Federica Tiragallo (IV O)
Liceo Scientifico " Pacinotti”; anno scolastico 1998-99 Prof. E. Martinez
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lunedì 16 marzo 2009
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