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lunedì 16 marzo 2009

Metafisica Libro I

La Metafisica di Aristotele è forse il testo filosofico della storia più complessa e tormentata.
Il titolo non è di Aristotele, ma è stato coniato nel I sec.a.C. dallo studioso Andronico di Rodi che accorpò sotto il titolo Metafisica (letteralmente “oltre la fisica”) quattordici libri di Aristotele che trattavano di un sapere il cui oggetto è posto al di là della natura percepita. Assegnando a quest’opera il titolo Metafisica, Andronico indicava così nello stesso tempo la collocazione e l’oggetto di questo testo come “ulteriori” rispetto a quelli degli scritti sulla natura.
L’opera è dunque un’insieme di scritti di varia estensione cui Aristotele si dedicò a più riprese nell’ambito della sua attività di insegnante nel liceo, ritornando più volte su di essi, adattandoli alle diverse esigenze teoretiche che lo ispiravano, rivedendo di volta in volta il proprio punto di vista.
È probabile che il loro carattere di materiali provvisori di lavoro (erano trascrizioni o note di cicli di lezioni) abbia indotto Aristotele a non raccoglierli, lasciando che essi mantenessero quella forma aperta che rendeva più facili le correzioni e i rimaneggiamenti. Ciò facilitò però la dispersione di questi scritti che, come la quasi totalità delle altre opere di Aristotele, furono prima trasportati in Asia minore poi, nel I sec. A.C., a Roma, dove Andronico di Rodi li trovò, raccolse, ordinò(secondo le esigenze sistematiche delle scuole del suo tempo)e infine pubblicò. Per la sua particolare storia e natura, la Metafisica non presenta dunque un andamento lineare e organico: ogni ricerca di un’unità tematica o di un filo conduttore che ruoti intorno a un problema rischia di impoverire la ricchezza e la complessità del testo o di attribuirgli un’artificiale ordine “a posteriori” ,come quello imposto da Andronico. Analogamente a tutte le opere di Aristotele anche la Metafisica non si snoda secondo un disegno unitario che muova da precise premesse per giungere a precise conclusioni. L’unità di quest’opera può piuttosto essere ricercata nel suo modo di affrontare e spiegare ciò che indaga. Aristotele infatti vi inaugura un nuovo stile di riflessione e di esposizione: abbandona la forma dialogica, propria degli scritti di Platone e delle sue stesse opere giovanili, e la sostituisce con la forma monologica propria della trattazione di chi dimostra una tesi, affidandola ad uno scritto ordinato e argomentato. Il testo aristotelico tende a presentarsi come un trattato scientifico, nella forma particolare dello “schema” che deve servire al suo autore come traccia delle lezioni: più che fornire una spiegazione puntuale, sembra voler fissare sulla pagina i momenti centrali di uno sviluppo dimostrativo che troverà nell’insegnamento orale una più ampia e piana esplicazione. Se la Metafisica è il frutto di un’operazione editoriale posteriore che, forse non interpreta lo spirito dell'indagine filosofica di Aristotele ,è tuttavia possibile, e anzi utile, indagare le circostanze che hanno indotto il filosofo a dedicare un ampio spazio del suo insegnamento a quel livello di sapere teorico, universale e fine a se stesso, che egli chiama “filosofia prima” (e che è il tema centrale dell’opera Metafisica). Si trattava per Aristotele di individuare un livello di sapere cui affidare il compito di fornire un vero e proprio corredo concettuale capace di dare unità e rigore ai diversi rami della ricerca: la “filosofia prima” si qualifica allora come repertorio dei concetti ( principio, causa, uno, sostanza, forma, materia, potenza, atto ecc.) che reggono il variegato mondo dei saperi . Ma si trattava anche di rilanciare, nel momento della crisi della dialettica Platonica, l’immagine di una scienza che si colloca in una posizione privilegiata rispetto alle altre discipline per la sua capacità di garantire e dare ragione dell’ordine complessivo del mondo. La “filosofia prima” si presenta così anche come “ studio dell essere-in–quanto-essere”), “ primo” e “universale” rispetto al contenuto delle scienze particolari (la matematica che studia “l’essere come quantità”, la fisica che indaga “l’essere come movimento” ecc.), come “studio della sostanza” che ha per oggetto le strutture ontologiche di base, dell’intero campo della realtà, come “studio della sostanza sopra sensibile” e pertanto come “teologia” che vede nel divino il motore perfetto dell’universo, il fine verso cui tendono i processi della natura.
Il libro I della Metafisica fornisce una prima e significativa riflessione sulle ragioni del nascere della filosofia :nell’uomo come aspirazione disinteressata alla conoscenza, nella storia come ricerca, propria di alcuni intellettuali greci, delle cause dei principi che consentono di descrivere il mondo nella sua unitarietà.
Questo testo offre in tal modo l’opportunità di ricostruire il punto di vista di Aristotele sul sorgere della filosofia nell’uomo e nella storia: a questo punto di vista ,tanto autorevole da dominare quasi incontrastato per secoli, non può non rifarsi per accoglierlo o confutarlo chi ancora oggi ricerca una definizione della filosofia o ne vuole tracciare una storia.

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