( dal greco “mechane”, macchina. Il suffisso “ismo” indica il carattere concettuale astratto del termine ). Secondo il meccanicismo l’ universo può essere spiegato completamente in termini di processi meccanici, che si possono comprendere meglio nei loro moti. Dunque l’ universo arriva così ad essere semplicemente un vasto sistema di moti. Con il termine meccanicismo si possono indicare tutte le dottrine filosofiche e scientifiche che spiegano i fatti naturali facendo riferimento al movimento e alla combinazione di moti di corpi nello spazio. In senso filosofico indica la concezione del mondo che si basa sui corpi e sui loro movimenti spaziali, coincidendo con i fondamenti del materialismo. Nel pensiero greco il materialismo si esprime soprattutto attraverso la teoria atomistica di Democrito e Leucippo. A partire dal XVII secolo, parallelamente ai moderni sviluppi della fisica e della matematica, venne ripreso come ipotesi di spiegazione della totalità dei fenomeni naturali da Galileo ed in particolare da Descartes. Esso trova poi una compiuta formulazione filosofica in Hobbes, e si sviluppa nel XVIII secolo specialmente all’interno dell’illuminismo francese. I caratteri principali che il materialismo assume entro questo quadro sono il rigoroso determinismo (necessaria causalità dei fenomeni naturali) e l’antifinalismo (negazione di ogni ordine finalistico). In senso scientifico il materialismo si caratterizza come principio direttivo una volta che le leggi della statica e della dinamica siano state determinate da Galileo e Newton: è così la rivendicazione della priorità della meccanica e delle sue leggi sopra tutti gli altri aspetti della scienza fisica.
La tradizione della filosofia naturale antica e medievale si caratterizzava per un'impostazione dichiaramente finalistica e vitalistica. I processi organici erano considerati nettamente distinti da quelli inorganici, regolati com'erano da anime corporee e forze vitali irriducibili alle dinamiche della materia e del movimento. L'unica eccezione era rappresentata dal filone (largamente minoritario) dell'atomismo di Democrito, Epicuro e Lucrezio, in cui tuttavia l'impianto meccanicistico si sposava ad una scelta materialistica ed atea inaccettabile nel contesto cristiano.
Nel Cinquecento e soprattutto nel Seicento si assiste ad un'imponente ripresa di tematiche atomiste e meccaniciste, in parallelo al declino della fisica qualitativa aristotelica. Si tratta di un atomismo e di un meccanicismo cristianizzato e “devoto”, che pone a fondamento di tutto la creazione divina. Solo che Dio non ha creato direttamente tutte le cose, ma solo la materia e il movimento. È stata poi la natura, dotata da Dio di leggi immutabili, a produrre il mondo così come lo vediamo organizzato.
IL MECCANICISMO DI CARTESIO:
Uno dei fondatori della filosofia meccanicista moderna fu Cartesio, che nel “Discours de la méthode” (1637) e nei “Principia philosophiae” (1644) pose i fondamenti della nuova visione del mondo. Cartesio non accettò tuttavia l'atomismo e difese una teoria della materia di tipo corpuscolarista, che prevedeva il pieno e negava il vuoto.
Secondo la filosofia meccanicista tutti i fenomeni della realtà, compresi quelli che riguardano gli esseri viventi e il corpo dell'uomo, erano spiegabili in termini di materia e movimento. La materia era identificata con la pura estensione. Alla base del movimento stava invece il principio d'inerzia: lo stato naturale dei corpi non era più la quiete, come pensava Aristotele, ma il movimento rettilineo uniforme; solo se interveniva una causa esterna, un corpo poteva modificare il proprio movimento o rimanere in quiete. Cartesio attribuiva questa acquisizione, che si sarebbe rivelata fondamentale per la scienza moderna, alla liberazione da un pregiudizio antropomorfico: “E poiché … pensiamo che è necessaria maggiore azione per il movimento che per il riposo, osserveremo qui che siamo caduti in questo errore fin dall'inizio della nostra vita… E come questa pesantezza, e molte altre cause che non siamo abituati a percepire, resistono al movimento delle nostre membra e fanno sì che ci stanchiamo, ci è sembrato che ci volesse una forza più grande e più azione per produrre un movimento che per fermarlo” (Principia philosophiae, II, 26).
Nella visione cosmologica cartesiana tutto quello che esiste si è andato formando a partire da una materia omogenea primordiale, nella quale Dio ha impresso una quantità di movimento destinata a conservarsi inalterata nel tempo. Subito dopo la creazione materia e movimento hanno prodotto una serie di vortici, che col tempo hanno formato le stelle, i pianeti, la terra e tutto quello che su di essa esiste, compresa la vita. Intorno al Sole, posto in posizione centrale secondo il modello di Copernico, girano i pianeti trasportati dai rispettivi vortici di materia elementare. L'universo appare come una gigantesca macchina, regolata in ogni dettaglio dalle leggi della meccanica. Al pari del mondo, anche la formazione della vita e dell'uomo veniva spiegata da Cartesio in senso meccanicistico. Tutti gli esseri viventi non erano altro che macchine, formate e prodotte dalla materia e dal movimento. Ecco quello che scriveva nel “Traité de l'homme”: “Voglio che consideriate che tutte queste funzioni di questa macchina sono la necessaria conseguenza della disposizione dei suoi solo organi, così come i movimenti di un orologio o di un altro automa conseguono dalla disposizione dei suoi contrappesi ed ingranaggi; cosicché per spiegarne le funzioni non è necessario immaginare un'anima vegetativa o sensibile nella macchina”.
Cartesio riconduceva ogni fenomeno vitale, compresa la sensibilità, a processi fisico-meccanici. Solo l'anima spirituale dell'uomo sfuggiva all'onnipotenza del meccanicismo, secondo una prospettiva ontologica dualistica che, di fatto, scindeva l'unità psico-corporea in due sostanze separate e praticamente incomunicabili.
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lunedì 16 marzo 2009
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