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lunedì 16 marzo 2009

IL NEOPOSITIVISMO E IL CRITERIO DI SIGNIFICANZA EMPIRICO

Storicamente il neopositivismo (chiamato anche "positivismo logico", "empirismo logico", "neoempirismo") è sorto e si e affermato, nel periodo tra le due guerre mondiali, dalle discussioni di quel gruppo di pensatori, scienziati e filosofi, che formarono il cosiddetto "Circolo di Vienna" ( tra gli altri M. Schlick, R. Carnap, O. Neurath )e dalle adesioni che le tesi da essi sostenute trovarono in numerosi ambienti filosofici. Tra i contributi più notevoli alla costituzione del movimento neopositivistico vanno in particolare ricordati quelli della "Scuola di Berlino" (soprattutto H. Reichenbach e G. Hempeì), i cui rapporti di collaborazione con il "Circolo di Vienna" furono molto intensi, particolarmente a partire dal i 930, quando Carnap e Reichenbach assunsero la direzione della rivista Erkenntnis che fino al i 940 divenne l'organo ufficiale del movimento.
Il neopositivismo, infatti, non fu una scuola in senso stretto , per la diversità di interessi che animavano i suoi membri, uniti soltanto dall'avversione per le posizioni preconcette e dall'esigenza di chiarire i fondamenti della conoscenza per giungere a "concezione scientifica del mondo". Nonostante la mancanza di rigidi lineamenti il neopositivismo come movimento di pensiero presente alcune costanti che valgono a caratterizzarlo. Per la nostra esposizione saranno sufficienti i seguenti motivi.
In primo luogo l'attenzione agli atteggiamenti e ai metodi della scienza considerati come l'unico atteggiamento autenticamente conoscitivo, che non indulge cioè a interpretazioni mistiche o metafisiche dell'esperienza e, in secondo luogo, la centralità assegnata all'analisi del linguaggio svolta essenzialmente in funzione metodologica nei confronti del linguaggio scientifico, considerato come paradigma del discorso corretto.

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